I paesi asiatici detengono il triste primato per le abitudini alimentari. Infatti come noto sulle loro tavole é possibile trovare di tutto fra cui anche carne di cane e gatto. Nel sud est asiatico è sempre più conosciuto il festival di Yulin che si tiene ogni anno e dove vengono venduti milioni di animali. Ma questa consuetudine é una pratica comune anche in altri paesi come Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Filippine, le due Coree dove le povere bestie vengono allevate in apposite fattorie e persino rubate ai proprietari per poter essere poi vendute al mercato della carne.

Ma grazie a uno sforzo comune per rendere pubblica questa realtà ogni anno aumentano il numero di animalisti che partono per la Cina per tentare di bloccare il festival. Ma è emblematico il fatto che i cinesi non amino che venga divulgata questa realtà negli altri paesi e della brutalità a cui gli animali sono sottoposti. Vengono ammassati in piccole gabbie e costretti a percorrere migliaia di chilometri, affamati e assetati, con gli occhi sbarrati e la bava alla bocca per raggiungere i mattatoi dove i metodi impiegati oltrepassano il limite dell' indecenza. Vengono sgozzati nel migliore dei casi, scuoiati o bolliti vivi, spesso non sopravvivono neppure al trasporto perchè agonizzanti, con arti fratturati e ferite profonde. Oltre il danno la beffa perchè è credenza popolare che se l' animale agonizza in sofferenza la sua carne sarà più tenera da mangiare.

Sono state avviate campagne atte ad esercitare pressioni sulle istituzioni cinesi affinché tutto ciò abbia fine ma quando sembrava essersi aperto uno spiraglio verso la definitiva abolizione del festival, il dramma é ricominciato e la situazione é persino peggiorata rispetto allo scorso anno 2017. Il costo di ogni cane si aggira sui 56 euro e dipende dal peso della carne e tende a lievitare perché i commercianti cinesi hanno capito che gli attivisti sono disposti a pagare qualunque cifra pur di salvare i cani alla loro triste sorte, per cui l'iniziativa di salvataggio addirittura rischia di aggravare un crimine tanto odioso .

Per non vanificare questi sforzi serve inoltre un' adeguata politica di adozione e di sterilizzazione perchè le spese per il mantenimento sono elevate. Questa é la situazione più grave che interessa l' ambiente animale anche perché vengono coinvolti milioni di bestie ma non bisogna dimenticare i tristi scenari che riguardano altri paesi come il Giappone dove il randagismo viene risolto mediante ricorso a camere a gas denominate le “camere del sonno” dove, contrariamente a quanto supposto, i cani non si addormentano ma urlano e piangono in agonia. Poi dopo l'apertura dei cancelli, vengono posti sui carrelli e infine cremati. Si racconta persino che nello stesso paese i cani finiscano nei frullatori per produrre mangime per polli. Ma senza percorrere migliaia di chilometri in altri continenti, qui in Europa é diventata una normalità ricorrere alla soppressione degli animali per combattere il randagismo e l'esempio più tristemente noto é quello delle perreras nella penisola iberica, veri e propri lager dove i cani vengono abbandonati per cifre irrisorie. Qui rimangono per circa una decina di giorni durante i quali i cani possono essere adottati. Dopodiché vengono uccisi tragicamente o a bastonate o persino gettati vivi nei forni per risparmiare sui farmaci che servirebbero per la sedazione e l'iniezione letale. Le associazioni animaliste sono intervenute per salvare i cani ma i costi non sono banali ed é necessario trovare uno stallo adeguato. Infatti i cani vengono trasferiti in rifugi e persino in altri paesi come l' Italia da dove non é difficile presentare una richiesta di adozione. Ma questo non tutti lo sanno perché le campagne pubblicitarie spesso non sono efficaci e circoscrivere il problema rappresenta un' impresa ciclopica.

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